thursdayfilefaces:

Afghan Girl by Steve McCurry
Sharbat Gula (born ca. 1972) is an Afghan woman who was the subject of a famous photograph by journalist Steve McCurry. Gula was living as a refugee in Pakistan during the time of the Soviet occupation of Afghanistan when she was photographed. The image brought her recognition when it was featured on the cover of the June 1985 issue of National Geographic Magazine at a time when she was approximately 12 years old.

thursdayfilefaces:

Afghan Girl by Steve McCurry

Sharbat Gula (born ca. 1972) is an Afghan woman who was the subject of a famous photograph by journalist Steve McCurry. Gula was living as a refugee in Pakistan during the time of the Soviet occupation of Afghanistan when she was photographed. The image brought her recognition when it was featured on the cover of the June 1985 issue of National Geographic Magazine at a time when she was approximately 12 years old.

(via sillogismo)

Quell’invitante voglia 
del  suo aroma
che impasta la farina.

Lo hai osservato mille volte
quel suo affondare di mani
nel  rendere consistenti quelle forme

E ora tu, li desiderio già consistente
farina nelle sue mani 
lo attendi lievitando per lui

Quell’invitante voglia
del suo aroma
che impasta la farina.

Lo hai osservato mille volte
quel suo affondare di mani
nel rendere consistenti quelle forme

E ora tu, li desiderio già consistente
farina nelle sue mani
lo attendi lievitando per lui

Aveva atteso la notte perchè pensava che nessuno se ne sarebbe accorto. Così arrivò in cima a quella collinetta, che quasi baciava quel pallido invito, infilò la carriola e pensò di riuscire a portarsela a casa la luna. Non voleva più co
ntemplarla nel cielo, la voleva tutta per sè, come quelle cose preziose di cui non si è mai sazi.
Ma luna, era un’altra cosa, non stava li per lui, non amava solo lui.
Alla fine, dopo estenuanti tentativi di rapire quel pallido chiarore notturno, le chiese: perchè non mi ami? Perchè non mi segui.
La luna, troneggiando da quella sommità, lo guardo e gli disse: come tutte le cose belle e che ai tuoi occhi vuoi che rimangano belle, dovrai seguirmi, coccolarmi dei tuoi sguardi ogni notte. Solo allora avrai capito l’amore.

Aveva atteso la notte perchè pensava che nessuno se ne sarebbe accorto. Così arrivò in cima a quella collinetta, che quasi baciava quel pallido invito, infilò la carriola e pensò di riuscire a portarsela a casa la luna. Non voleva più co
ntemplarla nel cielo, la voleva tutta per sè, come quelle cose preziose di cui non si è mai sazi.
Ma luna, era un’altra cosa, non stava li per lui, non amava solo lui.
Alla fine, dopo estenuanti tentativi di rapire quel pallido chiarore notturno, le chiese: perchè non mi ami? Perchè non mi segui.
La luna, troneggiando da quella sommità, lo guardo e gli disse: come tutte le cose belle e che ai tuoi occhi vuoi che rimangano belle, dovrai seguirmi, coccolarmi dei tuoi sguardi ogni notte. Solo allora avrai capito l’amore.

- Ti ho legato, l’ho fatto sai, giuro, credimi. L’ho fatto per amore.

- Lo so, rispose, per questo ora ne soffri. Se ami qualcuno dovresti lasciarlo libero, sentire il suo pulsare dovrebbe arricchirti

- No, non ti capisco, scusami, ma no
n ti capisco, se amo qualcuno dovrei starci vicino, sentirne il suo respiro, i suoi pensieri formarsi …

- L’amore è un arricchimento per te e per la persona che ti sta vicino, se non parti dal presupposto di avere un cuore indipendente non sarai mai libero e non essendo mai libero finirai per non sentire il ticchettio della vita e alla fine ti sentirai infelice.

- Ma se ti libero mi amerai

- Cercami nel tuo cuore puro

- E quando ti avrò trovato non soffrirò più?

- Soffrirai sempre, ma di felicità.

- Ti ho legato, l’ho fatto sai, giuro, credimi. L’ho fatto per amore.

- Lo so, rispose, per questo ora ne soffri. Se ami qualcuno dovresti lasciarlo libero, sentire il suo pulsare dovrebbe arricchirti

- No, non ti capisco, scusami, ma no
n ti capisco, se amo qualcuno dovrei starci vicino, sentirne il suo respiro, i suoi pensieri formarsi …

- L’amore è un arricchimento per te e per la persona che ti sta vicino, se non parti dal presupposto di avere un cuore indipendente non sarai mai libero e non essendo mai libero finirai per non sentire il ticchettio della vita e alla fine ti sentirai infelice.

- Ma se ti libero mi amerai

- Cercami nel tuo cuore puro

- E quando ti avrò trovato non soffrirò più?

- Soffrirai sempre, ma di felicità.

Era un lento muoversi, quasi perso sotto le palpebre, immagina un ticchettio, destra e sinistra, come una pendola che cerca di inseguire il tempo, di creare un’emozione . Le pupille si muovevano a quel tempo che lasciavi sgorgare da dentro
te, poi contagioso, prese a battere il piede, la punta per la precisione e poi ancora a fargli compagnia lo schioccare delle dita, ecco ora sentivi muoversi tutto il corpo come in preda ad una strana danza che chiamava tempo, e non stava più ad inseguirlo, lo creava e allora divenne un contagiarsi continuo di anime che si risvegliavano a quel suo ritmo, parevano onde in un vasto oceano.

Era un lento muoversi, quasi perso sotto le palpebre, immagina un ticchettio, destra e sinistra, come una pendola che cerca di inseguire il tempo, di creare un’emozione . Le pupille si muovevano a quel tempo che lasciavi sgorgare da dentro
te, poi contagioso, prese a battere il piede, la punta per la precisione e poi ancora a fargli compagnia lo schioccare delle dita, ecco ora sentivi muoversi tutto il corpo come in preda ad una strana danza che chiamava tempo, e non stava più ad inseguirlo, lo creava e allora divenne un contagiarsi continuo di anime che si risvegliavano a quel suo ritmo, parevano onde in un vasto oceano.

E lui allora incominciava…..
Incominciava a raccontare di quei raggi di sole che lo avevano svegliato, punzecchiandoli la gamba privata del lenzuolo che avvolgeva invece completamente lei.
Raccontava dello spettacolo scintillante del
mare nei suoi occhi, di quando la sabbia ancora umida e sciolta accarezzava i suoi piedi. Di come si era fatto largo tra quei giunchi e i tamerici battendo un sentiero ancor vergine, li aveva accarezzati e a quella prima sensazione sul palmo delle mani si era voltato verso di lei, la osservava allontanarsi mentre riposava serena, cullata da quella nuvola bianca che aveva il nostro sapore, raccontava il rumore invadente delle onde mentre la sabbia diventava sempre più dura e bagnata. Raccontava di quando era caduto dentro quell’acqua, di quando si era spogliato di ogni pudore lasciandosi condire da quel sale in ogni dove.
Gli raccontava di quando si lasciava scivolare tra le onde, fin dove l’acqua era più blu.
Di come rifacendo il percorso inverso, ancora avvolto da quell’acqua salata che formava rivoli sulla sua pelle, si era soffermato quasi inebriato da un profumo nuovo, lunghi stellati gigli di mare, un’intera famiglia, tutti vicini, un profumo nuovo da far conoscere per diventare un pensiero avvolgente di un nuovo giorno che ora si apprestava a raccontarle….appena lei avrebbe dischiuso gli occhi. E in quel momento avrebbe sognato ….lei

E lui allora incominciava…..
Incominciava a raccontare di quei raggi di sole che lo avevano svegliato, punzecchiandoli la gamba privata del lenzuolo che avvolgeva invece completamente lei.
Raccontava dello spettacolo scintillante del
mare nei suoi occhi, di quando la sabbia ancora umida e sciolta accarezzava i suoi piedi. Di come si era fatto largo tra quei giunchi e i tamerici battendo un sentiero ancor vergine, li aveva accarezzati e a quella prima sensazione sul palmo delle mani si era voltato verso di lei, la osservava allontanarsi mentre riposava serena, cullata da quella nuvola bianca che aveva il nostro sapore, raccontava il rumore invadente delle onde mentre la sabbia diventava sempre più dura e bagnata. Raccontava di quando era caduto dentro quell’acqua, di quando si era spogliato di ogni pudore lasciandosi condire da quel sale in ogni dove.
Gli raccontava di quando si lasciava scivolare tra le onde, fin dove l’acqua era più blu.
Di come rifacendo il percorso inverso, ancora avvolto da quell’acqua salata che formava rivoli sulla sua pelle, si era soffermato quasi inebriato da un profumo nuovo, lunghi stellati gigli di mare, un’intera famiglia, tutti vicini, un profumo nuovo da far conoscere per diventare un pensiero avvolgente di un nuovo giorno che ora si apprestava a raccontarle….appena lei avrebbe dischiuso gli occhi. E in quel momento avrebbe sognato ….lei

Tu, io, tutto
Io sangue nelle tue vene
Tu corpo che mi accogli
Io pensiero che seduce
Tu anima che mi cerca.
Io vento che ti sfiora
Tu pelle che si spoglia
Io pensiero che non ti abbandona
Tu desiderio che matura
Io, tu, noi
Tutto

Tu, io, tutto
Io sangue nelle tue vene
Tu corpo che mi accogli
Io pensiero che seduce
Tu anima che mi cerca.
Io vento che ti sfiora
Tu pelle che si spoglia
Io pensiero che non ti abbandona
Tu desiderio che matura
Io, tu, noi
Tutto

Amo il ricordo di quella figura
che si intrufola nella nebbia della stazione.
Amo quell’incoscienza che non ha destinazione,
sola, con il suo fardello nella mano.
La seguo perdendomi insieme a lei.
In quella foschia che ora è solo ricordo.

Amo il ricordo di quella figura
che si intrufola nella nebbia della stazione.
Amo quell’incoscienza che non ha destinazione,
sola, con il suo fardello nella mano.
La seguo perdendomi insieme a lei.
In quella foschia che ora è solo ricordo.