misstregallyblue:

Le donne lo sanno c’è poco da fare c’è solo da mettersi in pari col cuore lo sanno da sempre lo sanno comunque per prime
Le donne lo sanno che cosa ci vuole
Le donne che sanno da dove si viene e sanno per qualche motivo che basta vedere
e quelle che sanno spiegarti l’amore o provano almeno a strappartelo fuori e quelle che mancano sanno mancare e fare più male
possono ballare un po’ di più possono sentir girar la testa possono sentire un po’ di più un po’ di più
Le donne lo sanno chi paga davvero lo sanno da prima quand’è primavera o forse rimangono pronte è il tempo che gira
Le donne lo sanno com’è che son donne
e sanno sia dove sia come sia quando lo sanno da sempre di cosa stavamo parlando
e quelle che sanno spiegarti l’amore o provano almeno
a strappartelo fuori e quelle che mancano sanno mancare e fare più male
vogliono ballare un po’ di più vogliono sentir girar la testa
vogliono sentire un po’ di più un po’ di più
possono ballare un po’ di più possono sentir girar la testa possono sentire un po’ di più un po’ di più
al limite del piacere al limite dell’orrore conoscono posti in cui non vai non vai
le donne lo sanno che niente è perduto che il cielo è leggero però non è vuoto le donne lo sanno
le donne l’han sempre saputo
vogliono ballare un po’ di più vogliono sentir girar la testa vogliono sentire un po’ di più un po’ di più
al limite del dolore al limite dell’amore conoscono voci che non sai non sai…

misstregallyblue:

Le donne lo sanno 
c’è poco da fare 
c’è solo da mettersi in pari col cuore 
lo sanno da sempre 
lo sanno comunque per prime

Le donne lo sanno 
che cosa ci vuole

Le donne che sanno 
da dove si viene 
e sanno per qualche motivo 
che basta vedere

e quelle che sanno 
spiegarti l’amore 
o provano almeno 
a strappartelo fuori 
e quelle che mancano 
sanno mancare 
e fare più male

possono ballare un po’ di più 
possono sentir girar la testa 
possono sentire un po’ di più 
un po’ di più

Le donne lo sanno 
chi paga davvero 
lo sanno da prima 
quand’è primavera 
o forse rimangono pronte 
è il tempo che gira

Le donne lo sanno 
com’è che son donne

e sanno sia dove 
sia come sia quando 
lo sanno da sempre 
di cosa stavamo parlando

e quelle che sanno 
spiegarti l’amore 
o provano almeno

a strappartelo fuori 
e quelle che mancano 
sanno mancare 
e fare più male

vogliono ballare un po’ di più 
vogliono sentir girar la testa

vogliono sentire un po’ di più 
un po’ di più

possono ballare un po’ di più 
possono sentir girar la testa 
possono sentire un po’ di più 
un po’ di più

al limite del piacere 
al limite dell’orrore 
conoscono posti in cui non vai 
non vai

le donne lo sanno 
che niente è perduto 
che il cielo è leggero 
però non è vuoto 
le donne lo sanno

le donne l’han sempre saputo

vogliono ballare un po’ di più 
vogliono sentir girar la testa 
vogliono sentire un po’ di più 
un po’ di più

al limite del dolore 
al limite dell’amore 
conoscono voci che non sai 
non sai…

elemayer:

” Ti sveglio con un morbido bacio e affondo in te come un animale.Il respiro lento del tuo corpo confuso nel mio,mi eccita.Ti frugo violento mentre penso che sei la mia puttana triste.”
Che non m’importa che tu lo sia,m’importa che tu sia mia..Che vorrei avere mille mani a ghermire la tua carne a percorrere le tue curve ..Il rumore del mio scavarti mi farà compagnia in questa lunga giornata,Dio mi perdoni ma per tutto il giorno non penserò che al tuo viso riverso nel piacere,alle mie mani piene dei tuoi seni,alle tue turgide carnosità.

La cosa più bella di oggi resta sapere che ti sveglierai col sorriso.

Tuo



( Elettra Mayer-Quello che vorrei accadesse)

elemayer:

” Ti sveglio con un morbido bacio e affondo in te come un animale.Il respiro lento del tuo corpo confuso nel mio,mi eccita.Ti frugo violento mentre penso che sei la mia puttana triste.”
Che non m’importa che tu lo sia,m’importa che tu sia mia..Che vorrei avere mille mani a ghermire la tua carne a percorrere le tue curve ..Il rumore del mio scavarti mi farà compagnia in questa lunga giornata,Dio mi perdoni ma per tutto il giorno non penserò che al tuo viso riverso nel piacere,alle mie mani piene dei tuoi seni,alle tue turgide carnosità.

La cosa più bella di oggi resta sapere che ti sveglierai col sorriso.

Tuo

( Elettra Mayer-Quello che vorrei accadesse)

Mare, mare, mare.

Non era completo se mancava lei. La spiaggia granosa rifletteva brillando la luce del sole già alta.
Compare all’improvviso, alle spalle come suo solito, le mani davanti ai miei occhi poggiando sulla schiena il generoso seno. Sapeva quanto mi piaceva sentire le sue morbide curve sulla pelle.
- Roberta, vieni davanti a me a guardare il mare voglio stringerti tra le mie braccia e seguire il ritmo delle onde.
Si guardare il mare era bello, anche eccitante insieme a lei, ma sentire la sua pelle addosso alla mia, avere finalmente il suo corpo e i suoi pensieri a portata del mio desiderio, mi faceva stralunare. Appoggiai le labbra sulla sua spalla e infilai le dita nel bordo del costume, cercando i suoi capezzoli.
- Gian non dovevi guardare l’orizzonte?
- Roby, il mio orizzonte sei tu.
- Vailà, che dici a tutte così!
- Vieni in mare voglio fare l’amore cullato dalle onde.
- Gian, c’è gente! Non mi va.
- Roby io insisto perché so che il tuo desiderio e forte quanto il mio.
- Gian a volte sei proprio matto, non ti arrendi mai vero?
- Roby, ti voglio.
Quel “ti voglio” sapeva, le era entrato dentro, bastò un cenno , non una parola, i suoi occhi dicevano seguimi.
C’era un bagnasciuga poco distante, riparato da alcuni scogli, una piccola spiaggetta occupata occasionalmente da coppiette che cercavano privacy. Distesi l’asciugamano sulla sabbia, si tolse il pezzo di sopra, e incominciò a ondeggiare quei seni sulla mia faccia, sapeva già della mia eccitazione, la sentiva premere sul suo bacino, piccoli colpetti come sussulti che alimentavano la sua arsura nelle labbra sedata dal costante passaggio della sua lingua, sciolse il nodo dei boxer e indirizzo il mio sesso dentro il suo scostando con il mio glande il suo costume, scivolò dentro, e il piacere fu suo. Credo che era meglio assecondarla, doveva sentire il suo orgasmo impossessarsi di lei, non volevo, seppur complice, farle raggiungere il traguardo orgasmico dopo di me, avevo i seni nelle mani, li palpavo come si palpano delle cose belle, e piacevoli, sentivo i suoi capezzoli durissimi. Amavo vederla godere, amavo sentirla diventare donna, amavo quel suo stringersi a me con il cuore che batteva a mille. La amavo, come si amano le cose belle che la marea si porta via.
Il mare da, il mare toglie, una cosa non potrà togliermi…….che quel mare che separava me da lei era un ponte in cui le nostre esistenze si erano incrociate. Chissà un giorno saremo pronti ad attraversare quel ponte e andare oltre. Viversi pienamente, senza scogli, senza mare. O forse si, il mare sarebbe stato una costante

Mare, mare, mare.

Non era completo se mancava lei. La spiaggia granosa rifletteva brillando la luce del sole già alta.
Compare all’improvviso, alle spalle come suo solito, le mani davanti ai miei occhi poggiando sulla schiena il generoso seno. Sapeva quanto mi piaceva sentire le sue morbide curve sulla pelle.
- Roberta, vieni davanti a me a guardare il mare voglio stringerti tra le mie braccia e seguire il ritmo delle onde.
Si guardare il mare era bello, anche eccitante insieme a lei, ma sentire la sua pelle addosso alla mia, avere finalmente il suo corpo e i suoi pensieri a portata del mio desiderio, mi faceva stralunare. Appoggiai le labbra sulla sua spalla e infilai le dita nel bordo del costume, cercando i suoi capezzoli.
- Gian non dovevi guardare l’orizzonte?
- Roby, il mio orizzonte sei tu.
- Vailà, che dici a tutte così!
- Vieni in mare voglio fare l’amore cullato dalle onde.
- Gian, c’è gente! Non mi va.
- Roby io insisto perché so che il tuo desiderio e forte quanto il mio.
- Gian a volte sei proprio matto, non ti arrendi mai vero?
- Roby, ti voglio.
Quel “ti voglio” sapeva, le era entrato dentro, bastò un cenno , non una parola, i suoi occhi dicevano seguimi.
C’era un bagnasciuga poco distante, riparato da alcuni scogli, una piccola spiaggetta occupata occasionalmente da coppiette che cercavano privacy. Distesi l’asciugamano sulla sabbia, si tolse il pezzo di sopra, e incominciò a ondeggiare quei seni sulla mia faccia, sapeva già della mia eccitazione, la sentiva premere sul suo bacino, piccoli colpetti come sussulti che alimentavano la sua arsura nelle labbra sedata dal costante passaggio della sua lingua, sciolse il nodo dei boxer e indirizzo il mio sesso dentro il suo scostando con il mio glande il suo costume, scivolò dentro, e il piacere fu suo. Credo che era meglio assecondarla, doveva sentire il suo orgasmo impossessarsi di lei, non volevo, seppur complice, farle raggiungere il traguardo orgasmico dopo di me, avevo i seni nelle mani, li palpavo come si palpano delle cose belle, e piacevoli, sentivo i suoi capezzoli durissimi. Amavo vederla godere, amavo sentirla diventare donna, amavo quel suo stringersi a me con il cuore che batteva a mille. La amavo, come si amano le cose belle che la marea si porta via.
Il mare da, il mare toglie, una cosa non potrà togliermi…….che quel mare che separava me da lei era un ponte in cui le nostre esistenze si erano incrociate. Chissà un giorno saremo pronti ad attraversare quel ponte e andare oltre. Viversi pienamente, senza scogli, senza mare. O forse si, il mare sarebbe stato una costante

Ho instillato pensieri indecenti
copiosi hanno reso fertile di desiderio il tuo sesso
lo sfiori, lo cerchi,
lo accarezzi, diventando vittima del suo irresistibile piacere
non riesci a staccarti da quella sirena che reclama le tue dita
e sei ancora li
pronta a capitolare
in quella pelle bagnata
sempre più calamita per le tue dita
non vorresti, ma sei ancora li
in quel piacere che diventa oblio
giochi sul tuo clito
scendi giù,
accenni,
resisti,
le tue dita ti violano
entrano
gonfi i polmoni
e umetti le labbra
sei li, le muovi
sempre più velocemente
adori quel piacere
adori il tuo ventre esplodere
adori sentirti nuovamente donna

Ho instillato pensieri indecenti
copiosi hanno reso fertile di desiderio il tuo sesso
lo sfiori, lo cerchi,
lo accarezzi, diventando vittima del suo irresistibile piacere
non riesci a staccarti da quella sirena che reclama le tue dita
e sei ancora li
pronta a capitolare
in quella pelle bagnata
sempre più calamita per le tue dita
non vorresti, ma sei ancora li
in quel piacere che diventa oblio
giochi sul tuo clito
scendi giù,
accenni,
resisti,
le tue dita ti violano
entrano
gonfi i polmoni
e umetti le labbra
sei li, le muovi
sempre più velocemente
adori quel piacere
adori il tuo ventre esplodere
adori sentirti nuovamente donna

L’aveva guardata negli occhi
e aveva assecondato quella sua ricerca di un’emozione forte
quando l’aveva imprigionata tra le sue braccia su quella parete fredda
aveva incominciato a strapparle i vestiti di dosso
le piaceva quell’imprevista violenza
quell’essere strattonata dal suo piacere
aveva rivelato i suoi seni
e aveva incominciato a baciarli
succhiarli come se dovesse assaporare la sua anima
aveva continuato a spogliarla
renderla nuda e inerme al suo volere
non era forza brutta, almeno così aveva inteso di vestirla spogliandola.
La schiaccio su quella parete, la sua eccitazione sul suo pube
aveva incominciato a toccarla introducendo due dita tra se e lei
senza ancora penetrarla giocava sulla sua fessura
scoprendola bagnata di piacere
la voleva e lei voleva lui assecondando con dondolii di bacino
quel suo indagare di dita, lo voleva nella sua carne
le sembrava di volare…una spanna da terra
sollevata, spinta, sbattuta su quel muro di piacere

Nelle tue labbra il mio sapore
nei tuoi pensieri l’eccitazione ancora viva
rapita da quel pulsare invadente e cremoso
che ti ha schiaffeggiata

Le tue dita scorrono su di me
si deliziano impregnandosi del mio seme
ancora, insaziabile, mi avvolgi
nella tua calda brama di avermi

Guadagni centimetri
inforni nelle fauci
quel serpente tentatore
fino i gola.

Pausa, respiri
ti muovi su di me, ancora veloce
accompagno i tuoi movimenti
sfiorando il capo con delicate carezze

Sei in me, sono in te
spingo mentre vizio la tua bocca
di nuovi flutti
che scivolano come lava dentro te

iraccontidijean:

Il gusto amaro del desiderio.
Sembravano così lontani ora, persi, svuotati di ogni contenuto, afflitti da quel gusto amaro del desiderio. Separati e naufraghi in quei mondi apparentemente inconciliabili, eppure …
Loro avevano più di qualcosa in comune, qualcosa che non si può spiegare a parole, qualcosa che li rendeva unici e complici nello stesso modo di quelle passioni vissute attraverso quel percorso intrapreso con le loro parole. Quel loro cercarsi lo facevano scavando dando lettura dell’anima dell’altro.
Era cominciato tutto con un sms, o forse più precisamente, era incominciato ancor prima, in quella presa di coscienza che il loro essere era incompleto e che pertanto dovevano proiettarlo in una direzione, non importava quale purché non rimanesse lì, a morire. Così, come calamite si erano trovati l’uno a dar esposizione alle esigenze dell’altro, era come spogliarsi lentamente quel loro parlarsi, fino a rimanere nudi in balia del desiderio. La loro voce condiva inesorabilmente le loro esistenze fin quasi a non essere più sufficiente. Fin dove si sarebbero potuti spingere?
Rese il cellulare e digitò quella frase che sarebbe stata il precipizio delle loro esistenze. Tre sillabe maiuscoli per dare forza a quel suo pensiero, quasi un urlare propria anima.
I minuti trascorsero nell’attesa di una risposta come se quel tempo fosse stato dilatato all’infinito.
La risposta arrivò, nessun carattere, nessuna sillaba, solo un cuoricino rosso.
Ad esso a qualche istante dopo seguì un altro sms, AMORE, anch’esso gridato, incontriamoci.
“Vengo a prenderti in Piazza Roma tra 10 minuti”
“OK”
Vederla lì su quella panchina, le fece mancare il respiro, l’amava e questa era la sua follia, l’inizio della loro fine.
Aprì la portiera della macchina sfiorandole le labbra, fu lì che riuscì a recuperare quel respiro rapendo quello di lei, trascinato da quella voglia di viverla oltre il sapore della sua pelle.
Andarono verso il mare parcheggiando sotto una coperta di stelle visibile dal tetuccio apribile della fuoriserie.
- Dicevi? Esordì lei che per tutto il tragitto rimase in silenzio.
- AMAMI
Ancora una volta quelle parole polverizzarono tutti i suoi pensieri, annichilendo ogni sua replica.
Fecero l’amore, affondando l’uno negli occhi dell’altro e liberandosi con foga dei propri indumenti in quel desiderio carnale che assalì i loro corpi.
E quando si accorsero di ciò che stavano facendo ormai era troppo tardi. La strada che stavano percorrendo era senza via d’uscita, giacché non era dato loro viversi compiutamente e quell’orizzonte ormai troppo vicino che non si poteva evitare, arrivava in fretta con tutto il suo carico di dolore, come un’onda anomala in riva al mare che ti schiaffeggia improvvisamente e ti scuote sballottandoti e bagnandoti del suo stesso sapore.
Non c’era un motivo ora per quei silenzi, per quegli sguardi evitati nei sedili posteriore dell’auto che li aveva resi così amanti a tutti gli effetti, erano semplicemente precipitati nel loro tormento. In ciò che per loro non aveva via d’uscita.
- Cosa siamo? Disse lei rompendo il silenzio dell’abitacolo
- Cosa siamo? - Riprese lui cercando di prendere tempo per pensare. - Siamo anime tormentate, perennemente insoddisfatte di se stesse che si cercano in quel gusto amaro del desiderio.

iraccontidijean:

Il gusto amaro del desiderio.
Sembravano così lontani ora, persi, svuotati di ogni contenuto, afflitti da quel gusto amaro del desiderio. Separati e naufraghi in quei mondi apparentemente inconciliabili, eppure …
Loro avevano più di qualcosa in comune, qualcosa che non si può spiegare a parole, qualcosa che li rendeva unici e complici nello stesso modo di quelle passioni vissute attraverso quel percorso intrapreso con le loro parole. Quel loro cercarsi lo facevano scavando dando lettura dell’anima dell’altro.
Era cominciato tutto con un sms, o forse più precisamente, era incominciato ancor prima, in quella presa di coscienza che il loro essere era incompleto e che pertanto dovevano proiettarlo in una direzione, non importava quale purché non rimanesse lì, a morire. Così, come calamite si erano trovati l’uno a dar esposizione alle esigenze dell’altro, era come spogliarsi lentamente quel loro parlarsi, fino a rimanere nudi in balia del desiderio. La loro voce condiva inesorabilmente le loro esistenze fin quasi a non essere più sufficiente. Fin dove si sarebbero potuti spingere?
Rese il cellulare e digitò quella frase che sarebbe stata il precipizio delle loro esistenze. Tre sillabe maiuscoli per dare forza a quel suo pensiero, quasi un urlare propria anima.
I minuti trascorsero nell’attesa di una risposta come se quel tempo fosse stato dilatato all’infinito.
La risposta arrivò, nessun carattere, nessuna sillaba, solo un cuoricino rosso.
Ad esso a qualche istante dopo seguì un altro sms, AMORE, anch’esso gridato, incontriamoci.
“Vengo a prenderti in Piazza Roma tra 10 minuti”
“OK”
Vederla lì su quella panchina, le fece mancare il respiro, l’amava e questa era la sua follia, l’inizio della loro fine.
Aprì la portiera della macchina sfiorandole le labbra, fu lì che riuscì a recuperare quel respiro rapendo quello di lei, trascinato da quella voglia di viverla oltre il sapore della sua pelle.
Andarono verso il mare parcheggiando sotto una coperta di stelle visibile dal tetuccio apribile della fuoriserie.
- Dicevi? Esordì lei che per tutto il tragitto rimase in silenzio.
- AMAMI
Ancora una volta quelle parole polverizzarono tutti i suoi pensieri, annichilendo ogni sua replica.
Fecero l’amore, affondando l’uno negli occhi dell’altro e liberandosi con foga dei propri indumenti in quel desiderio carnale che assalì i loro corpi.
E quando si accorsero di ciò che stavano facendo ormai era troppo tardi. La strada che stavano percorrendo era senza via d’uscita, giacché non era dato loro viversi compiutamente e quell’orizzonte ormai troppo vicino che non si poteva evitare, arrivava in fretta con tutto il suo carico di dolore, come un’onda anomala in riva al mare che ti schiaffeggia improvvisamente e ti scuote sballottandoti e bagnandoti del suo stesso sapore.
Non c’era un motivo ora per quei silenzi, per quegli sguardi evitati nei sedili posteriore dell’auto che li aveva resi così amanti a tutti gli effetti, erano semplicemente precipitati nel loro tormento. In ciò che per loro non aveva via d’uscita.
- Cosa siamo? Disse lei rompendo il silenzio dell’abitacolo
- Cosa siamo? - Riprese lui cercando di prendere tempo per pensare. - Siamo anime tormentate, perennemente insoddisfatte di se stesse che si cercano in quel gusto amaro del desiderio.

Fatta di me

malinconialeggera:

Spirale di sogni e realtà
guardo la mia immagine.
Vedo una donna nei suoi colori.
Tutto e il contario di tutto.
Rossa di passione
rosa di innocenza,
verde di speranza
rassegnata e grigia.
Tutto e il contrario di tutto.
Vedo una donna nei suoi dolori.
Serpe e colomba,
prigioniera dei miei amori.
Guardo la mia immagine.
Vedo una Donna.
Vedo Me.

Almina Madau